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Mimetismo


Per poter eseguire buone fotografie oltre ad una estrema dose di pazienza per saper attendere immobili ore ed ore sotto al sole tra insetti "punzecchianti" e torride afe, o al freddo tra gelidi venti pungenti e piogge improvvise, bisogna raggiungere un elevato grado di mimetismo.


Il mimetismo perché:
perché bisogna riuscire ad ingannare le nostre prede fotografiche proprio come la natura fa con il Camaleonte, che assumendo di volta in volta la colorazione di base dell'ambiente che lo ospita, resta immobile in attesa che il malaugurato insetto passi o stazioni a distanza di lingua (il Camaleonte lancia la sua potente lingua retrattile e fortemente appiccicosa contro la sua preda fino a qualche decina di centimetri di distanza invischiandola e trascinandola all'interno dell'apparato boccale per divorarla, il tutto in una piccola frazione di secondo).
Ora i Camaleonti siamo noi che con i nostri teli mimetici dobbiamo cercare di ingannare tutto ciò che ci circonda, con la nostra immobilità e la nostra completa invisibilità nell'ambiente che ci ospita.
In pratica bisogna riuscire a diventare un tutt'uno con l'ambiente che ci circonda; se ci troviamo nel folto di un canneto sarà nostra cura utilizzare una copertura di colore verde in estate o di color marrone "coloniale" per l'autunno o l'inverno in modo da riprodurre fedelmente i reali colori che il canneto assume durante i vari periodi dell'anno.

Un buon fotografo naturalista deve imparare ad apprezzare la natura in ogni sua forma e ad amarla e rispettarla, il fine e' riuscire a carpire la "preda" negli atteggiamenti più usuali del suo essere giornaliero, limitandone al minimo il disturbo.

L'abbigliamento è la cosa principale che va curata per un buon mimetismo finale: troppe volte ho letteralmente buttato ore di appostamenti immobili solo perché attraverso il telo mimetico utilizzato come copertura, traspariva il colore sgargiante della semplice magliettina bianca che indossavo o il tenue blu dei vecchi jeans adattati per l’occasione.
L'ideale sono vestiti larghi che permettano i movimenti, con colori "naturali" e mimetici appunto, con tessuti che non generino grosso rumore allo sfregamento ma che offrano protezione da rovi, spine, e insetti.





Questo e' l'appostamento da me utilizzato solitamente:
non un capanno fisso ma un "sacco" che mi butto addosso e dal quale fuoriesce solamente il tele ed una piccola feritoia per osservare all'esterno.






(Photo Benini Elisabetta)


L'attrezzatura fotografica deve essere rigorosamente modificata per quanto ne riguarda i colori. Alcune marche di obiettivi si presentano con una colorazione chiara e vistosa, caratteristica non ottimale per potersi facilmente mimetizzare con la vegetazione; per ovviare a questo è sufficiente un vecchio calzettone di lana da "calzare" appunto sull'eventuale paraluce dell'obiettivo (la parte terminale del tele che sporgerà dal capanno!!) oppure ricoprirlo con nastro adesivo opaco verde oliva (facilmente reperibile presso ferramente o Brico).
Anche il cavalletto che solitamente di norma possiede solo la testa di colorazione nera, necessita di un trattamento mimetico. Solitamente le gambe di alluminio, se non anodizzate, hanno una colorazione metallica che e' necessario mascherare in quanto spesso può accadere che dal capanno fuoriesca una porzione di esse, generando una presenza "argentea" non naturale nell'ecosistema che ci ospita.
La soluzione più rapida da attuare è verniciare con una bomboletta spray le gambe del nostro cavalletto nuovo (sara' dura fare una cosa del genere, ma considerate che con quel cavalletto non andrete sulla levigata e pulita superficie della pavimentazione di una chiesa durante una cerimonia nuziale, ma ne conficcherete l’ultima estensione delle gambe, quando va bene, in almeno 10 centimetri di fango!) oppure ricoprire i profilati di alluminio delle gambe con il normalissimo nastro adesivo per imballaggio ( per intenderci quello di color sabbia) in quanto con il suo ridotto spessore non creera’ grossi problemi per l'apertura/chiusura delle estensioni del cavalletto. Queste semplici azioni possono risultare non importanti ma vi assicuro che potrebbero farvi risparmiare qualche ora sull'avvicinamento del soggetto che volete fotografare.

Il nostro comportamento.

Ebbene sì, anche il nostro comportamento deve essere mimetico, e vado subito a spiegarvi il perché.
Gli animali selvatici sono sempre attenti al minimo movimento ed alla minima modificazione dell'ambiente che li circonda; se vi troverete in capanno con un esemplare di Porciglione che esce dal canneto per cibarsi nell'acqua bassa alla vostra sinistra e voi in quel momento avete il tele, chiaramente montato su cavalletto, ma posizionato almeno a 90° rispetto la posizione che vi servirebbe per inquadrarlo, è opportuno che lo spostamento del tele (ruotando la testa del treppiede orizzontalmente), lo facciate molto lentamente e, se avete la possibilità di osservare il vostro soggetto da uno spioncino nel capanno, fatelo nei momenti in cui il Porciglione non sta guardando nella vostra direzione altrimenti vi accorgerete di cosa accade! (ve lo dico io: l’ambito Porciglione in pochi istanti si dileguerà e dovrete trascorrere altro tempo completamente immobili per ridare fiducia ad un animale selvatico che ha visto uno strano "coso" mai visto prima, muoversi a pochi metri da lui !).
Vi assicuro che troppi appostamenti li ho resi vani semplicemente per un riflesso sulla superficie esterna del tele o per la parabola del flash non mimetizzata a dovere, o per lo spigolo del seggiolino che fuoriusciva dal telo mimetico della mia copertura. Per non parlare di tutte quelle occasioni che ho buttato per l'eccessiva fretta nel cercare di scattare una fotografia ad un soggetto che non si presentava nel campo visivo inquadrato dal mio tele, cercando di spostare velocemente l'attrezzatura (lo sò, dopo magari tre ore immobili, vedersi arrivare all'improvviso un gruppetto di Marzaiole nello specchio di d'acqua a pochi metri da noi, mentre con il nostro tele siamo appostati sull'unica radice di salice sporgente dall'acqua speranzosi che un Martin pescatore lo usi come posatoio, è dura pensare di muoversi lentamente con il timore che nel frattempo le Marzaiole se ne vadano), ma vi accorgerete che è la migliore ed unica cosa da farsi in questi casi; calma e pazienza devono essere le vostre virtù, il saper trattenere l'emozione di un incontro inaspettato almeno fino quando non lo avete tranquillamente immortalato in "tutte le salse" (tutti gli atteggiamenti e le posture possibili che il soggetto vi regalerà).
La gioia più grande sarà il poter proiettare sul muro una stupenda dia e dire: questa l'ho fatta io!

Milko Marchetti