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Filtri


I filtri da utilizzarsi sono secondo me veramente pochi:
nel senso che nella fotografia naturalistica non è necessario trasformare l'ambiente con effetti speciali; il nome stesso fotografia naturalistica implica che si riporti esattamente sulla pellicola le già affascinanti e perfette bellezze della natura, dal bel tramonto sulla palude, alla biscia d'acqua immobile in attesa della sventurata rana di turno che diverrà la sua cena.
I filtri di cui abbiamo bisogno per gli obiettivi sono innanzitutto i semplici Skylight o UV , che altro non sono che semplici "vetri" in grado di ridurre le eccessive dominanti azzurre delle zone in ombra e dei panorami innevati, donando una tonalita’ piu’ calda. Sono utili in quanto se avvitati e lasciati fissi sulla lente frontale dell'obiettivo fungono da protezione per la delicata lente; i tappi vengono spesso smarriti nelle varie tasche e l'essere sempre "pronti" sul campo per eventuali incontri inaspettati che ci si presenteranno, fa sì che lo Skylight diventi una valida protezione contro graffi e polvere (daltronde, essendo di costo limitato, è preferibile rovinare il filtro anziché la costosa lente frontale dell'obiettivo).
Il filtro polarizzatore è in assoluto quello che invece non deve mancare nello zaino del fotografo naturalista.


Campo di Tulipani
(Olanda)






Photographic info :
Lens: 24 mm / 2.8 + Polaryzer filter
Exp: 1/125 - f 5.6

Film: Fuji Velvia 50

Montato sulla lente frontale per mezzo della sua speciale doppia ghiera che ne consente la rotazione completa in ambo i sensi per una regolazione variabile (per accentuare o limitare a piacimento l'effetto del filtro sulla scena inquadrata), permette di eliminare in una certa misura i raggi di luce che colpiscono con un certo angolo la superficie del filtro; questo si trasforma in pratica, nella possibilità di eliminare in parte i riflessi che sono presenti sulle superfici riflettenti.
Ruotando la ghiera del filtro è possibile, inquadrando una superficie d'acqua, come può essere un lago alpino, osservare ciò che e’ presente sotto il livello dell'acqua (limpidezza permettendo). Sarà quindi possibile osservare e rendere nitidi pesci e piante acquatiche che per effetto dei riflessi che si formano sulla superficie dell'acqua non è normalmente possibile osservare.
Permette nella fotografia di ambiente di aumentare il contrasto del cielo esasperandone i blu (l'effetto più lampante è quello di ottenere un cielo quasi nero, con il forte contrasto dei bianchi nuvoloni che lo attraversano). L'effetto migliore si ha quando il sole è posizionato a 90° rispetto ciò che stiamo inquadrando.
Il polarizzatore per contro, fa perdere un paio di diaframmi che comunque l'esposimetro della fotocamera, leggendo attraverso l'obiettivo considera; è certamente uno svantaggio nella fotografia naturalistica agli animali che sovente richiedono tempi veloci per essere "bloccati", ma può venire utile in quei casi di iper-luminosità in cui anche chiudendo al massimo il diaframma non riusciamo a raggiungere tempi abbastanza lenti (1-2 secondi) per, ad esempio, riprendere un torrente di montagna al quale si vuole dare l'effetto mosso dell'acqua.
Per "caricare" i colori di un terso cielo blu attraversato da bianchi nuvoloni, abbiamo visto che è necessario il filtro polarizzatore; se invece ci troviamo ad avere un cielo velato e nuvoloso dove il blu che sta sopra le nuvole è a noi preclusa la vista, può esserci di aiuto il filtro degradante: si tratta di un filtro in cui una parte, completamente trasparente, degrada lentamente verso un colore più scuro e denso. In commercio ve ne sono di tutti i tipi, dal viola, al tabacco, dal seppia, al grigio; io consiglio l'acquisto di quest'ultimo perché meglio si fonde con la mia mentalità naturalistica di non rovinare i bei colori che il "mondo naturale" ci propone.
Un filtro degradante grigio permetterà, posizionato nella parte del fotogramma occupato dal cielo velato e nuvoloso, di accentuare le formazioni nuvolose aumentandone la densità ed il contrasto.
Di forma quadrata, tramite uno speciale portafiltri che viene avvitato sulla lente frontale dell'obiettivo, è possibile posizionarlo facendo collimare la linea di degradazione tra i due colori con l'orizzonte, avendo cura di posizionare la parte a maggiore densità (in pratica la parte colorata) con la porzione di fotogramma che intendiamo modificare o semplicemente accentuare.

Immaginiamo di riprendere un altopiano montano ricco di fioriture di gialli Bottoni d'oro e rossi Rododendri, il cielo si presenta nuvoloso e costantemente coperto; il forte contrasto tra il bianco del cielo e il verde cupo della prateria fiorita porterebbe, data l'elevata diversità di luminosità tra le due zone, a pessime fotografie (il tutto peggiora ulteriormente se stiamo utilizzando pellicole invertibili, ovvero per diapositive, che possedendo una latitudine di posa molto ristretta, non ci permetterebbero di riportare egregiamente sul supporto fotografico, ciò che con i nostri occhi abbiamo di fronte). Ponendo un filtro "più scuro" davanti alla parte chiara della scena inquadrata ci permetterà di avvicinare cromaticamente la densità delle due zone migliorando il risultato finale sulla pellicola.

Milko Marchetti