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Montato
sulla lente frontale per mezzo della sua speciale doppia ghiera
che ne consente la rotazione completa in ambo i sensi per una
regolazione variabile (per accentuare o limitare a piacimento
l'effetto del filtro sulla scena inquadrata), permette di eliminare
in una certa misura i raggi di luce che colpiscono con un certo
angolo la superficie del filtro; questo si trasforma in pratica,
nella possibilità di eliminare in parte i riflessi che sono presenti
sulle superfici riflettenti.
Ruotando la ghiera del filtro è possibile, inquadrando una superficie
d'acqua, come può essere un lago alpino, osservare ciò che e’
presente sotto il livello dell'acqua (limpidezza permettendo).
Sarà quindi possibile osservare e rendere nitidi pesci e piante
acquatiche che per effetto dei riflessi che si formano sulla superficie
dell'acqua non è normalmente possibile osservare.
Permette nella fotografia di ambiente di aumentare il contrasto
del cielo esasperandone i blu (l'effetto più lampante è quello
di ottenere un cielo quasi nero, con il forte contrasto dei bianchi
nuvoloni che lo attraversano). L'effetto migliore si ha quando
il sole è posizionato a 90° rispetto ciò che stiamo inquadrando.
Il polarizzatore per contro, fa perdere un paio di diaframmi che
comunque l'esposimetro della fotocamera, leggendo attraverso l'obiettivo
considera; è certamente uno svantaggio nella fotografia naturalistica
agli animali che sovente richiedono tempi veloci per essere "bloccati",
ma può venire utile in quei casi di iper-luminosità in cui anche
chiudendo al massimo il diaframma non riusciamo a raggiungere
tempi abbastanza lenti (1-2 secondi) per, ad esempio, riprendere
un torrente di montagna al quale si vuole dare l'effetto mosso
dell'acqua.
Per "caricare" i colori di un terso cielo blu attraversato da
bianchi nuvoloni, abbiamo visto che è necessario il filtro polarizzatore;
se invece ci troviamo ad avere un cielo velato e nuvoloso dove
il blu che sta sopra le nuvole è a noi preclusa la vista, può
esserci di aiuto il filtro degradante:
si tratta di un filtro in cui una parte, completamente trasparente,
degrada lentamente verso un colore più scuro e denso. In commercio
ve ne sono di tutti i tipi, dal viola, al tabacco, dal seppia,
al grigio; io consiglio l'acquisto di quest'ultimo perché meglio
si fonde con la mia mentalità naturalistica di non rovinare i
bei colori che il "mondo naturale" ci propone.
Un filtro degradante grigio permetterà, posizionato nella parte
del fotogramma occupato dal cielo velato e nuvoloso, di accentuare
le formazioni nuvolose aumentandone la densità ed il contrasto.
Di forma quadrata, tramite uno speciale portafiltri che viene
avvitato sulla lente frontale dell'obiettivo, è possibile posizionarlo
facendo collimare la linea di degradazione tra i due colori con
l'orizzonte, avendo cura di posizionare la parte a maggiore densità
(in pratica la parte colorata) con la porzione di fotogramma che
intendiamo modificare o semplicemente accentuare.
Immaginiamo di riprendere un altopiano montano ricco di fioriture
di gialli Bottoni d'oro e rossi Rododendri, il cielo si presenta
nuvoloso e costantemente coperto; il forte contrasto tra il bianco
del cielo e il verde cupo della prateria fiorita porterebbe, data
l'elevata diversità di luminosità tra le due zone, a pessime fotografie
(il tutto peggiora ulteriormente se stiamo utilizzando pellicole
invertibili, ovvero per diapositive, che possedendo una latitudine
di posa molto ristretta, non ci permetterebbero di riportare egregiamente
sul supporto fotografico, ciò che con i nostri occhi abbiamo di
fronte). Ponendo un filtro "più scuro" davanti alla parte chiara
della scena inquadrata ci permetterà di avvicinare cromaticamente
la densità delle due zone migliorando il risultato finale sulla
pellicola.
Milko Marchetti
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