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Foto vagante


La fotografia vagante, e la conoscenza del soggetto

Per fotografia vagante si intende un tipo di caccia fotografica itinerante, muovendosi sul territorio liberamente senza per forza doversi appostare con capanni fissi o mimetizzazioni esasperate. La si può praticare a piedi, in mountain bike, in kayak, in auto.
Passeggiare sul territorio che stiamo visitando con la macchina fotografica "allertata" può riservarci dei buoni scatti. Per allertata intendo pronta all’uso, quindi è necessario innanzitutto tenere montato sulla fotocamera un obiettivo fotografico adatto allo scopo che ci prefiggiamo nella fotografia vagante che andiamo a svolgere: un 90 mm macro per fotografie ad insetti ed anfibi, un 70-210 mm zoom per insetti ed eventualmente incontri con rettili, un 300 o 400 mm per la fotografia agli uccelli.
Importante è anticipatamente verificare se la luminosità presente è adeguata per permetterci tempi di otturazione abbastanza veloci da evitarci il mosso (maggiori di 1/125 sec.), dopodichè impostare il diaframma voluto o, è meglio dire, quello che ci permetterà di ottenere la massima profondità di campo mantenendo un tempo di otturazione elevato. Una verifica va fatta ovviamente anche al contafotogrammi della macchina (non è conveniente passeggiare sperando in un incontro fortuito con il rullino a 31 scatti; cinque fotografie utili non saranno sufficienti ad immortalare un eventuale "scoop" che ci si presenterà). Ultima cosa, ma non ultima per importanza, l'interruttore di accensione della fotocamera su ON (troppe volte ho perso uno scatto "unico" perché al momento di scattare avevo la macchina spenta !). A questo punto, con l'attrezzatura "allertata" possiamo incamminarci nel territorio che vogliamo visitare a caccia di prede.
Il fotografo naturalista deve avere occhio ed orecchio fino per carpire il più piccolo movimento tra la vegetazione o il più piccolo rumore strano; la nostra "passeggiata fotografica" deve procedere lentamente a piccoli passi inframezzandoli con diverse brevi soste per osservare ed ascoltare l'ambiente che ci circonda. In presenza di uno strano canto o di un movimento tra la vegetazione davanti a noi, la reazione deve essere tranquilla e pacata, non impulsiva e scattante, questo per evitare di fare svanire nel nulla l'incontro che stavamo per fare con l'animale selvatico che interpretando il nostro guizzo di stupore per l'inaspettato incontro come un pericolo, fugge a gambe levate.
Passando tra i campi è possibile trovare un numero considerevole di prede: dalle farfalle ed insetti ai rettili ed anfibi, dai mammiferi agli uccelli.

Procedendo lentamente lungo un fossatoè possibile scorgere la Natrice dal collare (o biscia d'acqua) arrotolata al sole a crogiolarsi al caldo tepore dei raggi solari, necessari a riscaldarle il freddo sangue ed a consentirle di acquisire rapidità e velocità nei movimenti.

Natrice dal collare






Photographic info :
Lens: Zoom 70-210mm / 4.5
Exp: 1/125 - f 11 + Flash TTL

Film: Fuji Velvia 50

Nelle giornate primaverili o tardo autunnali quando i raggi del sole sono ancora deboli e la temperatura dell'aria ancora bassa, è facile incontrare rettili che risultano facilmente fotografabili per il loro "lento andare".
Un movimento tra l'erba folta a pochi metri da noi può riservarci un simpatico incontro con il Riccio; questo simpatico mammifero è del tutto innocuo; anche senza guanti,procedendo con molta cautela, è possibile a mani nude prenderlo e portarlo in un vicino luogo dove la vegetazione più bassa ci permetta di fotografarlo. La sua reazione ad un nostro contatto sarà quella di chiudersi appunto "a riccio" ovvero raggomitolandosi su se stesso formando una palla di aculei che ingloba muso ed arti. Sollevandolo lentamente ed adagiandolo sul nostro set fotografico (la zona di vegetazione bassa), non ci resterà che attendere in silenzio ed immobili che il Riccio acquisti fiducia attorno lui e che lentamente si apra regalandoci dei primi piani ad un musetto sul quale spiccano due vispi occhietti ed un nasino umido veramente simpatico. Il Riccio è onnivoro, ma si nutre principalmente di insetti, vermi e lumache.
Qualche Lombrico di quelli utilizzati come esca per la pesca andranno benissimo per invogliarlo ad aprirsi e ad acquistare fiducia in noi. Importante, al termine del servizio fotografico, il riportarlo esattamente nel punto in cui lo si è trovato!

Nelle vicinanze di vecchi casolari abbandonati è facile scorgere sui muri assolati le Lucertole muraiole intente anch'esse (da buoni rettili) ad immagazzinare calore, e semplicemente osservando alcuni particolari dei ruderi del casolare, appurare o meno la presenza di un rapace notturno.

E' importante, prima di buttarsi nella fotografia naturalistica, ed in particolare, nella ricerca di una o l'altra specie animale, essere a conoscenza della biologia della specie stessa; in questo modo sapremo a priori cosa aspettarci da quel dato ambiente, da quel dato luogo.

Tornando ai nostri vecchi e pericolanti ruderi fate molta attenzione a visitare questi luoghi ed ha ponderare i vostri passi in ambienti che potrebbero crollare da un momento all'altro; evitate la visita a scale in legno marcescenti o a stanze le cui travi ormai incurvate dal tempo e dalla pioggia che filtra all'interno ci diano l'idea di resistere a malapena al peso delle tegole del sovrastante tetto. I segni premonitori della presenza di un rapace notturno (nei vecchi casolari è possibile trovare specie come la piccola Civetta, con suoi grossi occhi gialli o il candido Barbagianni), sono la presenza di guano sui bordi delle finestre e sotto tutto ciò che può fungere loro da posatoio: una grondaia cadente, un chiodo conficcato nel muro, una trave in legno.
Anche il ritrovamento sotto i posatoi di borre è indice di presenza di un rapace notturno. Le borre sono piccoli boli grigiastri inodori e compatti che i rapaci e, saltuariamente, altre specie di uccelli come Gabbiani, Martin pescatori, Gruccioni ed Aironi, rigurgitano dopo aver inghiottito la preda intera. Sono in pratica lo scarto indigeribile delle prede catturate, pelo ed ossa per i mammiferi catturati (topolini e arvicole), zampe ed elitre per gli insetti. Raccogliendo questi "indizi" lasciati dalla presenza di un rapace notturno all'interno del casolare, studiandone le dimensioni e, sminuzzandoli, le parti costituenti, è possibile risalire alla specie che li ha rigurgitati, ed in base al riconoscimento delle ossa e delle elitre, risalire alle specie di micro mammiferi e di insetti più presenti nel territorio e quindi maggiormente predati dal nostro incognito rapace (questa tecnica è utilizzata dagli studiosi per verificare qualitativamente e quantitativamente la presenza sul territorio della microfauna, primo anello della catena alimentare della vita animale presente sul territorio).
La borra di Civetta , delle dimensioni di 3x1,5 cm, contiene una percentuale in maggioranza costituita da resti di insetti (zampe, elitre, antenne), mentre la borra di Barbagianni, grande tre volte tanto, contiene nella maggior parte della sua composizione ossa e pelo, residui indigeribili di piccoli topolini ed arvicole. La presenza di questi indizi ci mette quindi in preallarme su di un'eventuale involo di un Barbagianni dal sottotetto o il curioso quanto rapido affacciarsi di una Civetta dalla fenditura nel muro.


Continuando la nostra passeggiata nei campi, è possibile l'incontro con il Fagiano; ambita preda di caccia, possiede la peculiarità di acquattarsi immobile nel punto in cui si trova al rumore dei nostri passi in avvicinamento, e di frullare via all'ultimo minuto a pochi metri da noi con un improvviso e caratteristico "urlo" ed un rombante sbattimento di ali (i casi sono due: o abbiamo la fortuna di vederlo nel momento in cui si appiattisce al terreno per rendersi mimetico alla nostra vista risultando quindi fotografabile, o ci farà prendere uno spavento enorme al momento del suo inaspettato involo a pochi passi da noi !).

Fino ad ora non mai menzionato la fotografia alla flora che ci circonda, ma è chiaro che fiori e frutti sono appetibili prede fotografiche che non vanno trascurate. A questo punto vado a consigliare cosa mettere di indispensabile nelle tasche del vostro gilet fotografico o zainetto, per sopperire a queste poche, ma rappresentative, delle innumerevoli opportunità, che si possono presentare sul campo. Innanzitutto sarebbe opportuno possedere due corpi macchina uguali accessoriati con due ottiche diverse che permettano da un lato di fare foto di ambiente e "macro leggera" a fiori ed animali che si presentino a pochi metri (un 28-80, un 70-210, un 90 macro) e un tele per gli incontri alati o con grossi mammiferi lontani (un 400mm). Un flash TTL con alcune pile di scorta, rullini a volontà, cavi e cavetti di collegamento, sacchetti vari per raccogliere eventuali reperti ritrovati sul campo come borre, penne, eccetera, un coltello multiuso, una mantellina in PVC per eventuali piovaschi improvvisi (in commercio, a poche migliaia di lire, ve ne sono di colore mimetico che possono essere eventualmente sfruttate come capanno o copertura di fortuna per un appostamento).

Milko Marchetti